Buongiorno a tutti i nostri lettori, come sapete la nostra ASD Dive Project sub e sport si occupa anche dello sviluppo degli sport acquatici in sicurezza, infatti al nostro interno annoveriamo la formazione della subacquea ricreativa.
Oggi parliamo di un argomento inerente alla subacquea.
Sappiamo tutti che i subacquei per immergersi usano varie attrezzature, tra questi presidi subacquei troviamo le pinne, che hanno lo scopo di agevolare il movimento e la propulsione subacquea.
In questo articolo ci soffermiamo sulla storia delle pinne.
Circa cinquecento anni fa, verso la fine del XV secolo, Leonardo da Vinci, osservando l’anatomia degli anfibi e la loro propulsione acquatica, disegnò “militare dell’acqua” un uomo dotato di attrezzatura come guanti palmati, pinne, un tubo respiratore ecc. La respirazione del “militare dell’acqua” sarebbe stata possibile tramite una presa d’aria galleggiante emergente dall’acqua.
Dobbiamo arrivare al 1679 per concepire la prima attrezzatura per immersione individuale grazie al matematico, astronomo, fisico e fisiologo Padre Giovanni Alfonso Borelli.
Borelli, avvalendosi di vari studi, tra cui quelli sulla pressione atmosferica, e dei principi formulati da scienziati come Pascal e Torricelli, elaborò un importante trattato intitolato De Motu Animalium.
Nel capitolo intitolato De natatu, Giovanni Alfonso Borelli descrive un’attrezzatura che permetteva a uomini immersi in acqua di respirare. Le persone immerse indossavano una “muta” essenzialmente fatta di pelle caprina e una zavorra costruita con il piombo.
Molto interessante è la descrizione della riserva d’aria, ottenuta tramite un otre pieno di aria compressa, e di un elmo dotato di un oblò di vetro per poter osservare l’ambiente circostante. Per muoversi agilmente sott’acqua, Borelli prevedeva anche l’uso di particolari pinne ai piedi.
Nell’evoluzione di questa propensione subacquea, gli inventori iniziarono a comprendere l’importanza delle pinne, che facilitavano e miglioravano lo spostamento dell’uomo sott’acqua. Grazie all’inventore americano Benjamin Franklin, che ebbe l’intuizione di utilizzare ampi e sottili pezzi di legno, fu possibile aumentare la superficie di contatto con l’acqua, incrementando di conseguenza la spinta propulsiva del subacqueo.
Arriviamo quindi al 1909, quando Louis de Corlieu, capitano di corvetta della Marina francese, creò un modello base di pinne da usare con i piedi, molto simile a quello ideato da Franklin. L’avvento di nuovi materiali nel 1900 permise la riprogettazione di antiche intuizioni. Nel 1914, lo stesso Louis de Corlieu realizzò la sua concezione di pinne, facendole provare a un gruppo di ufficiali. Tra questi ufficiali c’era Yves le Prieur, che nel 1926 inventò il primo prototipo di attrezzatura subacquea.
Da non dimenticare, a livello storico, che Louis de Corlieu, oltre alle pinne per i piedi e a quelle per le mani, realizzò anche un apparecchio propulsore per il nuoto e il salvataggio. Tornando alla storia delle pinne, le prime furono realizzate con un caucciù elaborato dal signor Goodyear.
Nel 1937 venne presentato anche un modello mono pinna chiamato Delfino, che, a differenza delle pinne precedenti, ebbe un discreto successo. Iniziò quindi la diffusione di entrambi i modelli di pinne e la produzione su larga scala, compresi gli Stati Uniti.
Nel 1943 nacquero i primi SEAL e altri reparti speciali, i quali utilizzarono le pinne in modo esteso.
Nell’ultima metà degli anni ’50, la Dunlop Sports Company sviluppò una linea di attrezzature subacquee per subacquei ricreativi e professionali chiamata Aquafort. Tra le attrezzature proposte vi erano muta stagna, maschera, boccaglio e una serie di pinne per completare il set. Queste ultime avevano per la prima volta le cinghie regolabili e furono prese come modello da numerose marche di attrezzature subacquee future.
Successivamente furono realizzate le pinne denominate Waterdog, in cui la forma iniziò ad assumere il tipico stile delle pinne moderne. Queste pinne possono essere considerate i prototipi delle pinne moderne, essendo dotate di una cinghia a tallone regolabile che permetteva l’utilizzo anche a persone con misure di piede diverse.
Ci teniamo a sottolineare che i primi sommozzatori militari al mondo a utilizzare le pinne in scenari della Seconda Guerra Mondiale furono proprio gli Italiani.
Nel 1948, grazie a Luigi Ferraro e alla ditta italiana Cressi-sub, fu progettata la prima pinna commerciale.
Nel 1952 venne ideato il modello di pinna chiamato Rondine, che rappresentò una vera svolta a livello mondiale nel settore delle pinne subacquee.
Nel 1963, a Ferraro, va attribuita anche l’invenzione di un altro modello innovativo di pinne, le Caravelle, caratterizzate dalla presenza di una scarpetta separata, realizzata con materiali diversi. La scarpetta era in gomma nera, mentre la pala era stampata in polipropilene. Questa configurazione permetteva di smontare e rimontare facilmente la pinna a mano. Il modello fu realizzato dalla Technisub.
Grazie a tutti per la cortese attenzione. Per qualsiasi informazione, curiosità o altro, non esitate a contattarci.
Presidente ASD Maurizio Di Terlizzi: Istruttore subacqueo PSS – Operatore di salvataggio FIN Sezione Salvamento MIP – Operatore di salvataggio avanzato conduttore RWC – K38 RESCUE – Operatore di salvataggio avanzato RESCUE SUP.- Istruttore BLSD IRC Comunità.




