I dati riportati in letteratura danno un’incidenza fra lo 0,006% e lo 0,04%, in riferimento ad altre attività sportive, ma a prescindere da quanto detto sopra, essendo l’incidente subacqueo molto complesso e pericoloso sia nella sua dinamica che nella sua gestione, è opportuno esaminare alcune delle cause che ne creano l’innesco.
A conferma di quanto ci viene insegnato durante la formazione nei corsi di attività subacquea, alcuni dei più comuni incidenti nella subacquea ricreativa, possono verificarsi a causa di:
Stress:
A mio avviso questo evento è sottovalutato dai subacquei: purtroppo lo stress può attivare meccanismi psicomotori importanti, difficili da gestire che purtroppo possono innescare reazioni come il panico e quindi reazioni incontrollate ed improvvise. Il subacqueo con attacco di panico è notevolmente esposto al meccanismo di una fuga in direzione della superficie. Questa risalita non è controllata e di conseguenza spesso viene eseguita senza la fase di espirazione, aumentando in modo esponenziale la possibilità del pericoloso incidente da sovra distensione polmonare.
Freddo e la potenziale ipotermia:
Al contrario di quanto si pensa, questo è un episodio che si presenta spesso; sappiamo benissimo che il corpo in acqua perde calore velocemente per il meccanismo di convezione. Il corpo del subacqueo sotto i 35° creerà come reazione dei brividi massivi e se questa situazione non viene interrotta può degenerare creando grave alterazione dello stato di coscienza. Il subacqueo potrà quindi manifestare atteggiamenti di irritabilità e meccanismi di stato confusionale. Se questo evento non viene gestito ed interrotto può portare il subacqueo verso l’ipotermia da immersione subacquea.
L’ipotermia è un grave incidente che coinvolge tutte le funzioni vitali come la funzionalità degli apparati cardiovascolare e respiratorio, la funzionalità del sistema nervoso centrale e periferico.
Mal di mare:
Purtroppo, questo episodio capita quasi a tutti i subacquei; è strategico prevenirlo con alcune precauzioni in modo da non rovinarsi l’esperienza subacquea che ci eravamo programmata. Tutti noi subacquei siamo a conoscenza di piccoli stratagemmi per gestire il mal di mare, come ad esempio mettere a fuoco un punto lontano quando si è in barca, oppure non stare troppo in galleggiamento prima di un’immersione se il mare é mosso. Consigliato a tutti è di non aspettare che la barca sia all’ancora per la preparazione e controllo dell’attrezzatura e della vestizione. Personalmente mi sento di consigliare a chi è sensibile a questa problematica un’opportuna preventiva terapia in accordo con i consigli del proprio medico di fiducia, in modo da vivere serenamente il mare e la sua forza dinamica che ci accompagna nelle nostre immersioni.
Temperatura ambientale alta:
Situazione conosciuta bene dai subacquei e ben gestita. Essa si verifica quando si rimane troppo tempo esposti al sole in barca e per esempio, con la muta indossata .
Pericoli ambientali:
Ricordiamoci sempre che l’ambiente acquatico è inquinato anche da oggetti e strutture potenzialmente pericolosi per il subacqueo come, ad esempio, reti sommerse e lenze abbandonate. Ma soprattutto ricordo a tutti noi subacquei che le forti correnti spesso sono causa di scenari di difficile gestione nella subacquea ed occorre avere sempre alta considerazione di tale eventualità. Anche se raro nella subacquea ricreativa, attenzione a immergersi all’interno di relitti, si può restare intrappolati o feriti all’interno di essi, lo stesso vale per le grotte o camini: prestare massima attenzione.
Avvelenamento da anidride carbonica:
Può essere causata da varie motivazioni, come ad esempio la contaminazione della fornitura di aria, malfunzionamento dell’erogatore. La sintomatologia che si manifesta è complessa, cefalea, frequenza respiratoria alterata, nausea, vertigini, obnubilamento, convulsioni e perdita di coscienza.
Narcosi d’azoto:
Detto anche effetto “Martini “ come sappiamo dalla formazione si verifica quando si fanno immersioni respirando aria compressa a profondità maggiori di 30 mt. L’elevata pressione parziale di N2 può esercitare un effetto simile all’intossicazione da alcol e la conseguente compromissione della capacità logiche deduttive può causare l’annegamento.
Per chiudere la nostra chiacchierata su questo importante argomento, non mi stancherò di ricordare sempre a tutti noi subacquei, me compreso, che spesso la causa di alcuni incidenti nella subacquea siamo noi stessi. Alcune cose basilari come, ad esempio, quella di evitare sempre l’immersione in solitaria e soprattutto lo stallo del sistema di coppia, la mancata capacità di compensazione del sistema vestibolare dell’orecchio, la capacità di gestire gli spazi aerei artificiali come la maschera, gli sforzi fisici eccessivi prima, durante e dopo l’immersione vengono spesso sottovalutate. Distrazioni come la valvola della bombola non completamente aperta o bombola chiusa purtroppo accadono.
QUINDI CARI AMICI SUBAQUEI VI CONSIGLIO, COME LO COSIGLIO SEMPRE A ME STESSO DI NON PENSARE MAI CHE LE COSE BRUTTE NELLA SUBACQUEA CAPITINO SEMPRE E SOLO AGLI ATRI……E DI CONEGUENZA RICORDIAMOCI SEMPRE NOI TUTTI SUBACQUEI CHE, FATTA LA PIANIFICAZIONE DELLA NOSTRA BELLISSIMA IMMERSIONE RICREATIVA, RIPASSIAMO LE PROCEDURE RELATIVE ALLA GESTIONE DELL’INCIDENTE ACQUATICO: NON DIMENTICHIAMO MAI LO ZAINO DI SOCCORSO, IL DAE E LA BOMBOLA DI OSSIGENO MEDICO. SOPRATUTTO FACCIAMO TANTA FORMAZIONE IN AMBiTO DI EMERGENZA/URGENZA ACQUATICA, SUBACQUEA E TERRESTRE.
buona subacquea a tutti il presidente
D.T Maurizio





